la questione dell’estensibilità della ritrattazione all’istigatore nei reati di falso e di frode di Giovanni Fornabaio

//la questione dell’estensibilità della ritrattazione all’istigatore nei reati di falso e di frode di Giovanni Fornabaio

Nella sistematica del reato, la punibilità rappresenta una condizione che investe l’agente al ricorrere di determinate risultanze oggettive e soggettive, previamente accertate in sede giudiziale, ove essa assurge, inoltre, a veicolo del giudice per l’applicazione della pena in concreto. Alla stregua dei parametri oggettivi, non è punibile penalmente un soggetto che ha commesso un fatto non preveduto dalla legge come reato ovvero se l’evento dannoso o pericoloso, da cui dipende la esistenza del reato, non è conseguenza della sua azione od omissione. Non è allo stesso modo punibile penalmente un soggetto che ha commesso un reato quando, per la punibilità dello stesso, la legge richiede il verificarsi di una condizione e questa non si è verificata ovvero quando lo stesso reato è stato commesso per caso fortuito o forza maggiore. Non è ancora punibile penalmente un soggetto che ha commesso un reato per esservi stato costretto mediante violenza fisica alla quale non poteva sottrarsi o resistere ovvero al sussistere di una causa di giustificazione. Con riguardo, invece, ai parametri soggettivi, nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato se non l’ha commesso con dolo, salvo i casi di delitto colposo o preterintenzionale espressamente previsti dalla legge. Esclude la punibilità anche l’errore sul fatto, salvo i casi di errore colposo in cui la legge commina la pena per il reato colposo ove previsto. Così come non può essere punito penalmente l’agente che crede erroneamente di commettere un reato non previsto dalla legge come tale o che pone in essere un’azione od omissione inidonea a causare l’evento lesivo o pericoloso. In questa sede occorre precisare, altresì, che non è punibile chi non è imputabile e segnatamente  chi  non è capace di intendere e di volere. La punibilità va tenuta distinta dalla imputabilità, se anche quest’ultima si eleva a conditio sine qua non e presupposto logico-giuridico senza il sussistere dalla quale l’agente non è rimproverabile. L’imputabilità si riconnette alla sfera interiore e sensoriale del soggetto agente, che deve risultare al momento dell’azione delittuosa in grado di padroneggiare i propri istinti e controllare i propri freni inibitori, oltre a percepire il disvalore sociale della condotta criminosa posta in essere. Ne consegue che la condizione di imputabile costituisce prius indefettibile della qualifica di punibile . In questi casi il legislatore pone dei correttivi a quella che sarebbe una licenza a delinquere nel caso in cui un soggetto, per non essere imputabile di un reato, si ponesse volontariamente in uno stato di incapacità di intendere e di volere. Così all’articolo 87, il codice penale prevede che i principi ora analizzati in materia di imputabilità non si applichino a chi si è messo in stato di incapacità al fine di commettere un reato o di prepararsi una scusa. Nella parte speciale dello stesso codice, il legislatore ha dettato ulteriori, e speciali, ipotesi di non punibilità. Ne costituisce un esempio la figura della ritrattazione, che ha da sempre interessato dottrina e giurisprudenza circa la sua applicabilità in particolari ipotesi delittuose che si andranno ad esaminare. Trattasi di una causa “propria” di non punibilità che si riferisce alla condotta del colpevole dei reati indicati dalla legge nella norma in commento che ritratta il falso e manifesta il vero non oltre la chiusura del dibattimento ex art. 524 c.p.p.  inerente il   procedimento penale in cui il soggetto agente è stato chiamato a  prestare il suo ufficio o reso le sue dichiarazioni o,  con riguardo al procedimento civile chi  svolge comportamenti do dichiarazioni ritrattatorie prima  che sulla domanda giudiziale  sia pronunciata sentenza definitiva anche non irrevocabile.

Nello specifico, dottrina e giurisprudenza si sono interrogati circa l’estendibilità della ritrattazione all’istigatore nel reato di falsa testimonianza di cui all’articolo 372 c.p., a mente del quale “chiunque, deponendo come testimone innanzi all’autorità giudiziaria o alla corte penale internazionale, afferma il falso o nega il vero ovvero tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato è punito con la reclusione da due a sei anni. In via generale, ai sensi dell’articolo 115, commi terzo e quarto, c.p., qualora vi sia stata istigazione a commettere un reato e la stessa sia stata accolta senza però che il reato sia stato commesso, potranno applicarsi misure di sicurezza ai “quasi-correi”. Qualora, invece, la istigazione non sia stata accolta, e si sia trattato di istigazione a un delitto, l’istigatore può essere sottoposto a misure di sicurezza. L’ipotesi che ha interessato dottrina e giurisprudenza è senza dubbio peculiare. Nessuno dei commi dell’articolo 115 c.p. è applicabile al caso di specie. L’istigazione a commettere il reato di falsa testimonianza, infatti, è stata accolta e il reato è stato commesso. Tuttavia, il soggetto che è incorso nella violazione di cui all’articolo 372 c.p. ha ritrattato e varrà nei suoi confronti la causa di non punibilità di cui all’articolo 376 c.p., assumendo nel caso di specie che la ritrattazione sia avvenuta prima della chiusura del dibattimento. Occorre precisare, in merito alla natura giuridica della ritrattazione, che si tratta di una causa di non punibilità soggettiva, anche se sul punto si riscontrato orientamenti contrastanti: il reato, pertanto, non si estingue, né tantomeno viene meno l’antigiuridicità della condotta. Non vi è motivo di ritenere, in altri termini, che venga meno in assoluto il disvalore sociale della condotta ma solo che la legge non ritenga più opportuno, in forza del fine rieducativo che la sanzione penale deve avere e del principio di offensività, punire una condotta alla quale abbia fatto seguito una condotta capace di elidere le conseguenze dannose di quella precedentemente incriminata. Sulla base di siffatte considerazioni, non vi sarebbe modo di estendere la causa di non punibilità anche all’istigatore. Così come è indubbio che quest’ultimo abbia posto in essere, con dolo, una condotta riprovevole e meritevole di sanzione. Se non fosse che, tuttavia, oltre ai casi di cui all’articolo 115 del codice penale, le ipotesi di istigazione fanno riferimento a delitti speciali rispetto alla circostanza in esame, per la punibilità dei quali non sussistono gli elementi costitutivi. Riferendosi allora agli istituti generali del diritto penale, la condotta dell’istigatore, che non beneficerà della estensione della causa di non punibilità soggettiva, sembra potersi ascrivere a quella più generale di cui all’articolo 49, comma secondo, del codice penale, in materia di reato impossibile, in forza della quale la punibilità deve escludersi dal momento che l’azione dell’istigatore, nel caso di specie, non risulta (più) in nessun modo capace di provocare un evento dannoso o pericoloso. Potranno a riguardo applicarsi, nei soli confronti dell’istigatore, misure di sicurezza. Ecco allora che la soggettività della causa di non punibilità viene messa in discussione da chi sostiene che questa si eleverebbe a causa oggettiva, facendo venire meno l’intero disvalore del fatto e di quelli ad esso ontologicamente connessi ex art. 119 c.p. Altra questione su cui si sono interrogati dottrina e giurisprudenza è la rilevanza della ritrattazione nei casi di delitto di simulazione di reato e calunnia. Occorre sin da subito precisare che, in virtù del principio di tassatività, non è estendibile a suddette ipotesi delittuose la fattispecie di cui all’articolo 376 c.p., dal momento che questa ultima non prevede i reati in questione tra quelli a cui si applica la causa di non punibilità. Se anche parte della dottrina ha ammesso un ragionamento siffatto sulla scia dell’ammissibilità dell’analogia in bonam partem, le ipotesi sul piatto sono prevalentemente due e inferiscono al ricorso all’articolo 56, ultimo comma, c.p. in materia di delitto tentato ovvero all’articolo 62, comma primo, n. 6, c.p. a proposito di attenuanti specifiche. La fattispecie astratta di simulazione di reato è, infatti, un reato istantaneo, di mera condotta e di pericolo concreto. Questo suggerisce la norma di cui all’articolo 367 c.p. quando parla di “affermare falsamente che sia avvenuto un reato in modo che possa iniziare un procedimento penale per accertarlo”. La disposizione mira proprio ad evitare che la macchina processuale venga inizializzata invano. Una ritrattazione in questo senso mirerebbe ad evitare uno spreco di energie da parte dell’Autorità giudiziaria, eliminando ab origine un pericolo. Essendo quella di cui all’articolo 367 c.p. una ipotesi di reato di pericolo concreto e mirando la ritrattazione ad eliminare detto pericolo ab origine, sembrerebbe potersi concludere per l’applicabilità dell’attenuante specifica di cui all’articolo 62, comma primo, n. 6, laddove si parla di “essersi, prima del giudizio, adoperato spontaneamente ed efficacemente per elidere o attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato”, non potendosi anticipare la soglia di punibilità per i reati di pericolo con la figura del tentativo, ex art. 56, ultimo comma, nella misura in cui il legislatore prevede che “se volontariamente (il reo) impedisce l’evento, soggiace alla pena stabilita per il delitto tentato”. Per quanto concerne il reato di calunnia, trattasi di reato di pericolo astratto, nel senso che la norma dedica una ulteriore tutela alla sfera personale del soggetto che viene ingiustamente e dolosamente incolpato di un reato che non ha commesso. Pertanto la soglia di punibilità è anticipata ad un momento ancora precedente e pare potersi procedere con lo stesso ragionamento adottato per la simulazione di reato. Non è richiesta infatti la causazione di nessun evento ma solo la messa in pericolo di due beni, ossia l’inutile attivazione della macchina giudiziaria e la dignità e l’onore di un cittadino innocente.

2020-04-02T20:54:54+02:00

Questo sito web usa cookie e servizi di terze parti. Privacy Policy

Ok